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Frammenti di vita di un italiano ad Amsterdam

Quello spazio che ad Amsterdam manca sempre…

4 commenti

Amsterdam Oost 24h

Ad Amsterdam le iniziative culturali non mancano mai. Certo non è Ascoli, non è Andria, non è Foggia, però tutto sommato offre quasi sempre una serie di eventi che ti costringono ad uscire di casa anche quando la temperatura ed il vento sembrano quelli de La tempesta perfetta. Per cui come un piccolo George Clooney dei poveri (molto poveri) il vostro blogger di fiducia affronta le intemperie in sella alla bici, arrivando in luoghi improbabili della città in cui difficilmente un turista ha mai messo piede.

Ieri l’iniziativa in questione era la 24h di Amsterdam Oost, una sorta di festa di quartiere organizzata ciclicamente  dal comune di Amsterdam nelle varie circoscrizioni per valorizzare quelle parti della città meno conosciute. Durante il weekend gli atelier degli artisti, i teatri, alcuni alberghi e tutti i vari fulcri culturali del quartiere aprono le porte a visitatori e curiosi per mostrarsi “al grande pubblico”.

Devo dire che già quando abitavo a Parma c’erano iniziative del genere, tipo “Montanara in festa” o “Piazzale Lubiana in décolleté” le quali però di solito si risolvevano in grandi abbuffate di gnocco fritto e affettati, che noi italiani se non si mangia alle feste non ci divertiamo. Confesso che è una delle poche cose che mi manca della mia vita precedente. Lo gnocco fritto, non le feste di quartiere per i meno abbienti più annoiati.

Con un salto ipergalattico mi sono quindi catapultato dalle bancarelle coi generatori e la puzza di fritto a un’ex scuola adesso divenuta atelier per artisti, dove quelle che una volta erano le aule adesso sono spazi affittati a chi ha bisogno di esprimere la propria creatività.

Amsterdam Oost

“Figata!” ha pensato il subconscio del blogger immaginando la scena del Grande Lebowski che vi ho linkato, “qui danno un senso anche agli spazi in disuso e lasciano alla gente la possibilità di sviluppare il proprio senso artistico”. Sai mai che ti nasce un nuovo Van Gogh. Questi olandesi sono avanti su certe cose. Però mentre girovagavo fra i corridoi ancora muniti di lancia antincendio ponendomi domande esistenziali del tipo:

  • com’è il suono della campanella olandese?
  • all’uscita i bambini olandesi scappano via come se fossero inseguiti da un chierichetto o escono ordinatamente?
  • sulle porte dei bagni ci sono i cazzoni anche qui?

ho avuto modo di parlare con alcuni degli autori delle opere esposte (vi consiglio in particolare Robert Pennekamp), che hanno prontamente smentito il mio subconscio. Tutti si sono lamentati del fatto che fra qualche mese (colpo di scena) la scuola ritornerà ad essere una scuola e loro dovranno trovarsi un altro spazio che sia non troppo caro, il che in questa città equivale a vincere la lotteria. Perché sebbene la città non soffra il problema della gentrificazione come Berlino ad esempio, la speculazione edilizia esiste anche qui. Anzi, ad Amsterdam lo spazio è il problema dei problemi. Che si parli di indoor o outdoor non c’è mai sufficiente spazio per tutti. Lo si vede da costi e dimensioni delle case, lo si vede nei locali, dove si è sempre uno addosso all’altro e la media di tavoli presenti è cinque/sei, lo si vede per strada, dove spesso si vengono a creare dei cortocircuiti fra pedoni, biciclette, scooter e tram.

Qui nel centro molte strade sono chiuse al traffico. Tuttavia al mattino i camion dei fornitori sono autorizzati a sostare temporaneamente in mezzo alla strada per le operazioni di carico/scarico. Quando ciò accade si verificano dei colli di bottiglia pazzeschi che a me ricordano tanto quando da bambino cercavo di interrompere le lunghe scie di formiche posizionando una pietra nel mezzo del loro percorso. Di mattina qui vi capiterà di vedere, allo stesso modo di tante formichine, ciclisti, scooteristi e pedoni di Amsterdam affannarsi per trovare un varco, un passaggio intorno a quella pietra a due assi. Ovviamente senza rallentare neanche un po’.

Insomma, i pregiudizi anche quando sono positivi, sono sempre dei pregiudizi del cazzo. A proposito: sulle porte dei bagni della scuola non c’erano cazzoni, ma credo si trattasse di una scuola elementare. La prossima volta provo a vedere in un liceo.

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Autore: Angelo

Cambiare vita e trasferirsi ad Amsterdam. Si può fare, non solo ad occhi chiusi. Su queste pagine cerco di restituire un po' di quello che vivo nella capitale olandese.

4 thoughts on “Quello spazio che ad Amsterdam manca sempre…

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  3. Bell’articolo! Ma sbaglio o leggo sempre maggiore “disillusione” in ciò che scrivi?
    Non che sia un male…credo sia fisiologico…Le grandi città sono come un palcoscenico e solo vivendoci hai accesso al dietro le quinte

    • Mah, in realtà non penso sia disillusione (anche se è molto bella la metafora del palcoscenico) ma solo che all’inizio stava andando tutto alla stragrande e quindi questo si rifletteva nel tenore dei post, che adesso DOVREBBERO essere più equilibrati 😉

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