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Frammenti di vita di un italiano ad Amsterdam

La primavera ad Amsterdam e la paranoia dell’emigrante

3 commenti

4 Stagioni

La lussuriosa settimana della Regina è ormai terminata, le soffitte sono state svuotate per far posto agli oggetti kitsch arancioni che serviranno nuovamente l’anno prossimo, i turisti sono tornati a casa con tanti ricordi in più e qualche neurone in meno, siamo finalmente a maggio. La primavera dovrebbe ormai essere al suo apice, ma mai come in questa stagione il clima di Amsterdam si dimostra totalmente imprevedibile.

Finalmente le giornate di sole non sono una rarità, ma vestirsi è diventato un problema. Ai tanti che mi chiedono cosa mettere in valigia (maggio è mese di weekend all’estero e Amsterdam è sempre in cima alle preferenze dei miei amici, chissà come mai) io rispondo sempre “Tutto!” perché in un solo giorno qui potete vedere tutte e 4 le stagioni. La mattina presto fa freddino, durante il giorno è quasi estate, ma ogni nuvola che passa veloce e copre il sole riporta il clima ad ottobre. Di sera il vento inizia a diventare insopportabile, di notte mentre pedalate verso casa col giubbotto leggero rimpiangete di non aver preso i guanti e il cappellino di lana, quelli che usavate a gennaio.

Sicuramente si tratta della paranoia dell’emigrante. Quella sindrome che soprattutto in primavera colpisce i popoli mediterranei che vivono al Nord. Si manifesta con ansia da weekend in Puglia/a Creta/a Murcia, invidia nera per le foto degli amici su Facebook (nera come la loro pelle), ricerca affannata di ogni angolo soleggiato per esporre le proprie grazie ai timidi raggi di questo sole olandese; lamentele continue sul tempo e considerazioni esistenziali su cosa ci spinge a vivere la vita lontano da casa.

MammavadoaLasPalmas non suona benissimo, però il Brasile è in grossa espansione economica e MammavadoaRio potrebbe essere la soluzione. In realtà ad Amsterdam si vive molto bene, però il mio animo terrone non riesce ad immaginare una vita intera qui, dove non esiste l’estate, almeno l’estate come la intendo io. Allora per placare la paranoia dell’emigrante basta aprire un giornale italiano, leggere i soliti inciuci, vedere le solite facce riverniciate a nuovo e i dolori un po’ si affievoliscono. Ma è come curare una carie con un antidolorifico, prima o poi se non si va dal dentista il dolore tornerà, come prima più di prima.

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Autore: Angelo

Cambiare vita e trasferirsi ad Amsterdam. Si può fare, non solo ad occhi chiusi. Su queste pagine cerco di restituire un po' di quello che vivo nella capitale olandese.

3 thoughts on “La primavera ad Amsterdam e la paranoia dell’emigrante

  1. Il commento di Elena è assolutamente condivisibile. La mia esperienza non è frutto di un lungo soggiorno ad Amsterdam ma è parte comunque di un’avventura nord europea ed il problema del “restare a metà” assilla tutti quelli che, da un lato, decidono di fare il salto e lasciare la dolorosa terra natia, dall’altro, capiscono, dopo alcuni mesi, che pur avendola lasciata, in realtà, almeno in parte, si trovano ancora là da amici, parenti e sapori della propria terra…
    Come risolvere questo problema? Non ne ho idea, forse le radici, dalla propria terra, non si staccano mai ed emigrare, significa in realtà “reatare a metà”!

  2. Angelo,

    anche il mio, di animo, da italiana delle Terre di Mezzo – sono umbra – mi fa costantemente rimpiangere i colori, la luce e i profumi di laggiu’. Si vive bene, qui. A meta’. L’ altra meta’ non ne ha voluto sapere di venirsene via. Anche se c’ erano tante cose che non sopportavamo piu’, di laggiu’. Grazie. Considerazioni condivisibili. Molto.

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