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Frammenti di vita di un italiano ad Amsterdam

Essere bambini ad Amsterdam

18 commenti

bambini Amsterdam

Essere un bambino ad Amsterdam significa andare in giro sulla bici di mamma nel cassone davanti, godendo del vento in faccia con accanto la tua sorellina, nella tenera illusione quotidiana di essere al Luna Park. Glielo invidierò per sempre, fa parte di quelle cose che puoi fare solo a una certa età, come nuotare coi braccioli o imitare la firma dei genitori sul libretto delle giustificazioni. Se non l’hai fatto quand’era il tempo adesso è troppo tardi. 

Amsterdam è una città che ti tratta bene, anche se sei piccolo. Nei parchi ci sono sempre un sacco di giochi: tunnel, altalene e giostre di ogni tipo, sempre in ottimo stato e mai vandalizzate. Un’intera area di Vondelpark è dedicata a mamme e figli, c’è un laghetto dove l’acqua è profonda 20cm e i bimbi giocano in mutandine perché il sole si è ricordato di essere a maggio, anche solo per mezzora.

Essere bambini ad Amsterdam ti consente di correre in mezzo alla strada all’uscita di scuola, soprattutto se abiti ad Amsterdam Noord e non si sente il rumore di una macchina in tutto l’isolato. Certo, i bulli esisteranno anche qui, ma la qualità della vita inizi ad assaporarla da subito. I genitori non sono venuti a prenderti, perché alla scuola elementare sei già grande per tornare a casa a piedi, sotto lo sguardo vigile della maestra ma pur sempre da solo.

bambine Amsterdam

Stesso discorso della Festa della Regina: se sai fare qualcosa ti metti in gioco davanti a tutti, anche se con quel flauto hai distrutto i timpani dei tuoi genitori nell’ultimo mese, anche se il pubblico è di decine di migliaia di spettatori, gente di ogni tipo e in ogni condizione.

Se sei un bambino in questa città i tuoi compagni di classe sono olandesi, surinamesi, marocchini, turchi, italiani, polacchi, spagnoli e indiani. Impari subito a confrontarti con altre culture ed altre religioni. Se sei olandese festeggi Sinterklaas ad inizio dicembre ma il 25 vorresti comunque il regalo sotto l’albero di Natale. Il 31 ottobre celebri Halloween come un americano ma il tuo carnevale ufficiale è il già citato Koninginnendag. Quando giochi a pallone nel cortile lo spazio si riempie di urla in tutte le lingue, ma il significato è sempre lo stesso: “PASSA!”. Il tuo Governo non perde tempo a litigare se affiggere un crocifisso o meno nell’aula perché il rispetto è per tutti. E a te non potrebbe fregare meno di un simbolo religioso sul muro, perché se tu potessi chiedere qualcosa per la tua classe al Governo chiederesti la Playstation o un Ipad. E magari loro te li darebbero veramente.

Se sei un bambino ad Amsterdam in primavera, di domenica le piazzette di quartiere vengono allestite con gabbie in cui puoi giocare a street soccer 2 contro 2, senza portieri, con le miniporte e l’arbitro col fischietto fuori dalla rete. La coppia che segna per prima due gol continua a giocare. Il tutto organizzato dal comune, non da qualche azienda di articoli sportivi. Tanta roba per chi invece ha trascorso l’infanzia giocando a calcio fra due serrande di garage neanche simmetriche come porte, il rischio di perdere il pallone su ogni balcone e quello di vedere interrotta l’azione della vita dall’attraversamento di una macchina.

Essere un bambino ad Amsterdam significa essere continuamente circondato da tuoi coetanei, perché al di là dei posti turistici la città è piena di bambini. Sarà forse per il congedo di paternità o semplicemente perché qui il futuro sembra ancora migliore del presente e fare dei figli a 25 anni è la cosa più normale del mondo. Significa avere dei genitori giovani che non avranno più di 50 anni quando tu ne avrai 15 e farai le classiche cazzate da adolescente.

Nascere ad Amsterdam da italiano vuol dire poter immaginare questa scena. Siete in un nostro ufficio pubblico avanti ad un funzionario svogliato e pedante che vi chiede le generalità:

“Nome”

“Pasquale”

“Cognome”

“Baudaffi”

“Luogo di nascita”

“Amsterdam”

“Amsterdam?” (con voce e sguardo interrogativo che sta cercando di inquadrarvi nel suo recinto mentale)

“Si, Amsterdam, perché i miei genitori erano liberi come tu non sarai mai”

Canzone del post:

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Autore: Angelo

Cambiare vita e trasferirsi ad Amsterdam. Si può fare, non solo ad occhi chiusi. Su queste pagine cerco di restituire un po' di quello che vivo nella capitale olandese.

18 thoughts on “Essere bambini ad Amsterdam

  1. Ciao a tutti, scusate l’intrusione. Sto cercando informazioni per le scuole italiane ad Amsterdam in quanto è nata forse per me la possibilità di un nuovo impiego.
    Ho due bambini di 4 e 7 anni e non so da dove cominciare… posso chiedere il vostro aiuto e delle giuste dritte? Ve ne sarei grata.

  2. Sn fiera f aver fatto nascere le mie bambine qui ad amsterdam

  3. ciao a tutt@. mia moglie, forse, ha trovato un lavoro ottimo ad amsterdam. da qui la possibilità di un prossimo trasferimento. Abbiamo due bambini (ora hanno 6 e 2 anni).

    sono talmente eccitato e spaventato all’idea di lasciare Roma e trasportarci tutti in Olanda che non riesco neanche a formulare delle domande.

    Ad Amsterdam sono stato tante volte, ma la conosco solo da turista, quello che più mi fa pensare è la difficoltà di inserimento per un bambino che farebbe le elementari.

    La lingua ecc….

    Grazie e scusate la confusione ma lo stato in cui sono daltronde è questo 🙂

  4. Io non sono del tutto d’accordo con ciò che hai scritto.
    Lavoro come au-pair da circa un anno e mezzo ad Amsterdam e di classi miste ne ho viste solo alle scuole internazionali, peraltro molto costose. Anzi, addirittura ho sentito parlare di scuole per soli olandesi.
    Falsificare una firma sul libretto questi bambini non lo potranno mai fare dato che dopo il terzo ritardo la famiglia si prende una multa piuttosto salata. Le assenze devono essere giustificate con certificati.
    Alle elementari è difficile poter andare a casa da solo, dipende molto dalla scuola. In quelle che ho visto io devi addirittura entrare in classe a prendere i bambini. Puoi immaginarti il divertimento quando i bambini sono più di tre!
    Qui è normale fare di media tre figli ed altrettanto normale pagare qualcuno che se ne occupi.
    I bambini, dai 4 anni, sono obbligati a fare un corso di nuoto, considerando poi le altre attività extra scolastiche a cui i genitori tendono ad iscrivere i propri figli non resta loro molto tempo per giocare e socializzare.
    Infatti gli olandesi li trovo in media molto precisi e puntuali, determinati ed indipendenti ma anche poco socievoli e aperti al confronto, curiosi e creativi.
    E’ assolutamente vero che Amsterdam è una città adatta ai bambini! Piena di parchi, ricca di eventi e musei dedicati a loro.
    Secondo me noi abbiamo avuto la libertà di riempire il tempo sfruttando la nostra creatività e loro la fortuna di aver tutto pronto e organizzato senza mai incorrere nel rischio di annoiarsi.

    • Ciao Giada, grazie per il tuo contributo, il post esprime solo il mio punto di vista, che non è necessariamente la verità assoluta 🙂

      • anche il mio è puramente un punto di vista. speravo solo di creare un po’ di dibattito 🙂 mi interessano le opinioni di chi si trova a vivere realtà diverse per questo complimenti per il blog!

    • Sono d’ accordo su alcune cose dell articolo e altre tue.
      Io sono originaria da brasile, a tre anni mi sono trasferita in olanda e ci ho passato la mia infanzia. Ci sono stata dalle scuole materne fino alla 4a elementare. E’ stata davvero straordinaria come infanzia, i ricordi piu liberi che ho sono legati a Heemstede dove abitavo. A scuola ci andavo con piacere in bicicletta a partire dai 6-7 anni da sola, o comunque con chi abitava vicino a me.
      Attraversavo le strade ‘piu trafficate’ sulle strisce e le macchine si fermavano, poi passavo per una bellissima fattoria e per bosco. Ogni strada ha una ciclabile e il codice della strada viene seguito. A pranzo si poteva restare a scuola o andare a casa a mangiare e se si chiedeva alle ‘bidelle’ si poteva anche andare a pranzo da un amico, sempre in bici.
      Non ho mai visto molte persone che non fossero bionde e olandesi, ma per quei pochi che c’ erano erano ben accetti.
      Correvamo per i boschi, ci sporcavamo, ci sbucciavamo le ginocchia, pattinavamo ed eravamo felici e liberi.
      Avevo anche i miei amici del quartiere, con i quali uscivo il pomeriggio dato che alle elementari non esistevano i compiti! Le vacanze erano corte ma molte di piu, avevamo le vacanze di primavera e autunno.
      Ho sempre saputo che babbo natale non esisteva, io credevo a Sinterklaas.
      Gli olandesi sono persone semplici, lavoratrici e corette, hanno la pelle dura e resistente al freddo. Ho passato anni molto belli la, dove la scuola era semplice ma ti insegnava bene e un buon inglese.
      Consiglio a qualsiasi persona di far crescere il proprio figlio in questo paese, e’ come un grande parco divertimenti omologato per grandi e piccoli. 🙂

  5. Bellissimo articolo!!!!! Scrivi tutto quello che penso io….vivendo a Rotterdam. Quindi non si tratta solo dei bambini ad Amsterdam, ma dei bambini nei Paesi Bassi….davvero complimenti per l’analisi! Faccio come la Vale e lo condivido sulla mia pagina Facebook…e adesso vado a prepararmi per godermi la MIA di giornata ad Amsterdam….vado al Consolato per il rinnovo del passaporto…see you around! 😉

  6. Proprio oggi osservavo i bambini che giocavano sotto la mia finestra, pensando che erano così sereni perché non dovevano conquistarsi uno spazio. Ma quando noi eravamo bambini a Palermo anche conquistarsi uno spazio ludico per strada era un gioco. La concezione dello spazio urbano è diversa, così come è diversa la percezione che ha di sè un cittadino che cresce. Non so cosa sia meglio, so che da quando sono qua mi sembra così strano non avere quell’angoscia che in Italia è così ovvio avere… boh. Grazie per il tuo bel blog!
    Francesca

  7. Mi piace e tanto questo articolo…vado subito a condividerlo sulla mia pagina 🙂

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