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Frammenti di vita di un italiano ad Amsterdam

Il turista italiano ad Amsterdam

7 commenti

amsterdam cappellino

Il turista italiano è una delle specie non autoctone più presenti ad Amsterdam, croce e delizia di coffeeshop, negozi di souvenir, alberghi e ristoranti. Lo riconosci immediatamente quando lo incroci per strada, anche quando cerca di sfuggire ai cliché dell’italiano all’estero (occhiali da sole perenni, eccessivamente coperto, tendenzialmente casinaro). E’ un veloce scambio di sguardi che basta per comunicarsi “so che tu sai che io so”, come nelle migliori seduzioni istantanee.

A volte penso che Amsterdam sia una valvola di sfogo per l’intera Europa. Fa comodo avere una specie di zona franca a massimo due ore di volo dove puoi fare quasi tutto quello che vuoi, l’importante è che non rompi le scatole agli altri. Per noi italiani questo concetto diventa elevato all’ennesima potenza: Amsterdam per noi è molto più di una città, è un intero immaginario di sesso droga e rock ‘n’ roll a cui guardiamo come una Terra Promessa, costretti  a dover fronteggiare quotidianamente l’ipocrisia di una morale pubblica che lava i vizi privati. In questo senso credo che il nome di questo blog renda perfettamente l’idea.

Il turista italiano ad Amsterdam è un concetto che andrebbe espresso al plurale: i turisti italiani ad Amsterdam, che a noi piace tanto fare gruppo, soprattutto in vacanza, e ad Amsterdam di solito ci vai con i tuoi amici storici, quelli della comitiva al bar o in piazzetta, che da un mese prima fino a un mese dopo il viaggio al bar non si parla d’altro. E ad ogni nuova versione del racconto le performance migliorano: i litri di birra bevuti si moltiplicano, le canne fumate crescono fino a diventare più lunghe di qualcos’altro (si sa che noi maschietti siamo fissati con le dimensioni) e le donne in vetrina diventano tutte gemelle omozigote di Charlize Theron.

I turisti italiani ad Amsterdam sono raggruppabili in 5 macrocategorie:

1) Quelli che “Mamma vado ad Amsterdam a vedere i musei” come cita una famosa pagina su Facebook. Il loro campo d’azione è delimitato da: stazione centrale, Nieuwmarkt e piazza Dam, per cui Warmoesstraat è il quartier generale. Hanno in media una ventina d’anni, a casa hanno detto che vanno a vedere Van Gogh ma le loro madri sono certe che si sfonderanno di canne e le loro ragazze temono che sfonderanno le vetrine, sottovalutando il fatto che se uno volesse andare a puttane potrebbe farlo anche in Italia. Appena fuori dalla stazione entrano nel primo coffeeshop che trovano, appena fuori di lì comprano l’orrendo cappellino andino che in città tutti odiano. Tranne i turisti di questa categoria.

2) Quelli che fanno l’addio al celibato/nubilato. Solitamente vestiti tutti uguali con la divisa da viaggio appositamente preparata prima della partenza, tendono a fare le stesse cose di quelli al punto 1 con la differenza di essere in gruppi mooolto numerosi e più rumorosi del solito. Il coro “Amsterdam, Amsterdam, ce ne andiamo, ce ne andiamo ad Amsterdam” è l’inno ufficiale del loro viaggio e viene ripetuto all’infinito. Mantra profano che serve soprattutto a capire che il gruppo è ancora in zona mentre qualcuno di buona volontà prova a capire qualcosa sulla mappa.

3) Le coppie eterosessuali. Lei è la parte razionale del viaggio, lui quella istintiva. Il mix può essere perfetto se si fondono i pregi di entrambi e non i difetti, tipo avanti alla vetrina di un negozio di scarpe dove i ruoli si capovolgono. Le possibilità che l’ingresso in qualche museo ci sia davvero aumentano ma dipendono in gran parte da lei, che da oltre un mese gira con la Lonely di Amsterdam in borsa. Lui l’unica guida che ha consultato e stampato è quella ai migliori coffeeshop di MammavadoadAmsterdam. Se lei è tollerante gli concederà qualche fumatina provando anche ad inalare, altrimenti ogni vampata d’erba casuale che lui sentirà per strada riporterà alla mente l’annoso pensiero: “Che ci faccio con sta qua?”. Spesso noleggiano le bici (come personalmente consiglio di fare se venite in vacanza) entrando però a far parte dell’unica categoria che gli abitanti di Amsterdam odiano più dei turisti: i turisti con la bici.

4) Le coppie omosessuali. Più rare perché di solito si fanno notare meno. Conoscono benissimo la città perché ci vengono spesso, camminano mano nella mano col proprio partner senza temere la minima discriminazione e già questo basta per renderli felici. Lo vedete dai loro sorrisi spensierati quanto gli manca in Italia questa serenità. Questa città ce l’hanno nel cuore e fondamentalmente sognano di venirci a vivere. Di giorno li trovate nei posti migliori per lo shopping, nei parchi e in qualche museo. Di notte Reguliersdwaartstraat è il loro regno.

5) I cinquantenni maschi. Sono stati più volte ad Amsterdam che a trovare i parenti in Calabria. Non sono mai entrati in un coffeeshop ma alcune delle lavoratrici del quartiere a luci rosse ormai li chiamano per nome. La loro età gli permette di non dover più giustificare le continue trasferte in Olanda (se sono scapoli) e gli ha donato quella discrezione che ai ventenni manca. Viaggiano in gruppi di massimo 3-4 unità, ormai consolidati con l’esperienza di tante vacanze alla ricerca del triangolino che ci esalta.

Da questa classificazione sembra che gli italiani ad Amsterdam vengano solo per farsi le canne e andare a puttane. Lo so che forse non ti ritrovi nelle classificazioni e tu ad Amsterdam verrai a fare tutt’altro. Magari sei un commerciante di diamanti oppure semplicemente la classica eccezione alla regola. Quando però ti troverai in coda alla casa di Anna Frank circondato solo da anziani, forse riconsidererai il tuo giudizio su questo post.

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Autore: Angelo

Cambiare vita e trasferirsi ad Amsterdam. Si può fare, non solo ad occhi chiusi. Su queste pagine cerco di restituire un po' di quello che vivo nella capitale olandese.

7 thoughts on “Il turista italiano ad Amsterdam

  1. Quando però ti troverai in coda alla casa di Anna Frank circondato solo da anziani, forse riconsidererai il tuo giudizio su questo post.
    questa frase è il top!!!

  2. Pingback: La bufala ciclica della chiusura dei coffeeshop di Amsterdam | Mammavadoadamsterdam

  3. Anna Frank era di Amsterdam? 😉

      • Più precisamente la famiglia Frank era tedesca, ma si trasferì ad Amsterdam con l’ascesa del nazismo, quando Anne, nata nel 1928 a Frankfurt, era ancora bambina. Tanto che il famosissimo diario è scritto in olandese (titolo originale “Het Achterhuis” se non sbaglio), perché Anne, pur essendo di famiglia e madrelingua tedesca, aveva fatto nei Paesi Bassi tutte le scuole e aveva imparato a scrivere in olandese prima di tutto..

  4. Pingback: I migliori coffeeshop di Amsterdam | Mammavadoadamsterdam

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